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Ablazione thumbnail

creazione: Giacomo Lilliù, Carlo Sampaolesi
dramaturg: Eliana Rotella
cura della performance teatrale: Giacomo Lilliù
cura della performance musicale: Jacopo Cenni, Carlo Sampaolesi
tecnologia: Jacopo Cenni
produzione: Pallaksch

Ablazione è una performance che attinge dal teatro e dalla musica per indagare la disgregazione come concetto ambivalente: da una parte distrugge l’identità di ciò che prima era intero e dall’altra lo libera proprio dalla gabbia di quella monolitica definizione. Cosa siamo, quando l’insieme delle nostre parti prende forma autonoma?

In scena, una fisarmonica assurge a catalizzatore di questo processo, tanto come dispositivo performativo, quanto come metafora del processo di dissezione. L’ablazione del titolo descrive ciò che accade a tale oggetto durante la performance: uno smantellamento graduale che procede come asportazione dei componenti dello strumento. Ad ogni stadio di questa dissezione, tuttavia, la fisarmonica continua ad essere suonata con tecniche diverse, trasfigurando così la sonorità delle casse armoniche, delle ance, delle voci, dei detriti che si spargono.

Ma la fisarmonica porta in sé l’impronta non solo di chi quello strumento lo sta suonando, ma anche di chi lo ha realizzato. Chi ha costruito quella fisarmonica sognava già come avrebbe suonato? È nata prima come strumento, o come immagine sonora? Come manufatto, è il risultato di una serie di manipolazioni materiali che si sono congelate e sedimentate nella sua forma di partenza, in particolare, per la fisarmonica in scena, manipolazioni compiute dal Signor Stefano. La storia e lo smembramento in scena della fisarmonica si legano, infatti, alla storia del corpo di chi quella fisarmonica l’ha costruita, un corpo che "custodisce un segreto”, un corpo che, come quelle parti di fisarmonica, vorrebbe farsi a pezzi e prendere il volo, liberarsi di sè.

Mantenendo sempre vivida e in variazione l’idea di suono, si assiste così ad uno smembramento di un corpo e di una memoria. Allora potremmo azzardare e dire che questa ablazione è in primis un’ablazione cardiaca, se il ricordo (re-cordis, “indietro nel cuore”) di come quella fisarmonica suonava, di chi quello strumento l’ha costruito, viene eroso fino a diventare solo eco.

L’oggetto rinuncia a fungere da limite fisico che crea il suono, ma anzi si lascia distruggere perché proprio il suono possa tornare ad un’origine misteriosa, ad una dimensione sospesa. Ma giunti a quel punto, come si indossa il fantasma di uno strumento? Con che voce parla un organismo smembrato? Si può trovare in questa immaterialità un’eternità sottile?